Cantico

 

Home Anno 1998 Anno 1999 Anno 2000 Anno 2001 New York Anno 2002 Anno 2003 Anno 2004 Anno 2005 Anno 2006 Anno 2007 Anno 2008 Anno 2009 Anno 2010 Anno 2011

Home Compagnia Fuoco Pace Cantico Sentiero pace Centro Pace Gubbio

 

Il Cantico di Frate Sole

 

Opere di Giuseppe Gierut
di Giuseppe Gierut

Interpretatione di Lanfranco Bertolini e Giancarlo Sollevanti
di Lanfranco Bertolini e Giancarlo Sollevanti

 

 

Lettura e commento di Lanfranco Bertolini e Giancarlo Sollevanti

Al termine del suo cammino ultraterreno Dante quando può ficcar lo viso per la luce etterna rappresenta l'unità divina, in cui si ricompongono le singolarità e le lacerazioni della terrestrità, le contraddizioni quotidiane e la nostra storia di uomini, con un'immagine grandiosa e vigorosa:

Nel suo profondo vidi che s'interna
legato con amore in un volume
ciò che per l'universo si squaderna.

Vidi ci dice: è l'intelletto che scopre, non vi è immersione mistica, ma egualmente parole e memoria non tengono dietro a questo avventurarsi nell'abisso della luce. Quale cammino alle origini della poesia italiana aveva consentito a Francesco di ricongiungere naturaliter Creature e Creatore, di respirare l'armonia che l'universo a Dio fa somigliante? Non nasce certo da un momento di abbandono, né dalla sublimazione dell'estasi il Cantico di Frate Sole (Laudes creaturarum), ma da Francesco persona vera che, tramite il silenzio interiore, l'eroica e gioiosa sofferenza, ha perso ogni impurità e si è affrancato da ogni catena.
Per il Santo, vuoto di errori, la vista del creato è vista di Dio, è conoscenza. Umiltà.
Bellezza. Amore. Sono le tappe che gli hanno consentito l'uscire dal carcere, il comprendere che la terra è la casa nostra e che ad essa devono andare le nostre cure.

Francesco, narra Fra Tommaso da Celano, suo primo biografo, non cessava di glorificare il Creatore e Reggitore di tutte le cose. Ai fiori che gli parlavano della bellezza di Dio, il Santo rivolgeva la sua parola e li invitava a lodare il Signore. Così faceva con le messi e le vigne, con le pietre e le selve, con le acque correnti e i giardini verdeggianti, con la terra e con il fuoco, con l'aria e con il vento. E a tutte le creature si rivolgeva coi dolci nomi di fratello e sorella, tutto comprendendo con il suo semplice e penetrante cuore.
Con grande humilitate... bellu e radiante... pretiose et belle... bello et iocondo. L'abbraccio universale dell'amore è fondamento di ogni fede. Ed è amore di figlio, perché l'abbracciare la realtà ed il ricomporne i colori ed il divenire consentono di nullificare la nostra paura del nulla, della morte eterna, di ritrovarci creature, di riempire i cieli del nostro gioioso canto. E quindi di vita.

Le note dense e pacate del Cantico, lo stupore e la commozione di Francesco incrinano ed attraversano il pensiero e le passioni, le autorità e la cultura del suo tempo.
Quel mondo affannato, in corsa, non redento dalle profezie e dagli ammonimenti sulla fine del mondo e sul giudizio ultimo di un Dio severo, stanco e spossato dai poteri in lotta sa avvertire il sorriso e la parola di Francesco, è ancora capace di ascoltare il grido che evoca la potenza rivoluzionaria dell'amore e della fraternità. Il fiore francescano attecchisce in un secolo, il XIII, che inizia e termina con le certezze teocratiche di Innocenzo III e di Bonifacio VIII, che vede l'ergersi orgoglioso di Città e Stati contro l'Impero, che dà vita a forze operose ed insofferenti dei confini del Feudo, ma anche alle grandi Università, centri di nuovi orgogliosi pensieri (Parigi, Bologna, Oxford...).

Quanto l'umanità appare più squadernata, il bisogno di riconciliazione e di armonia resta una grande necessità, anche se nascosta nelle sfere profonde dell'essere. Sono i fermenti religiosi e la spiritualità di quel secolo che fecondano nella domanda di futuro e nel bisogno immediato di infinito, che ispirano il Cantico. Francesco dà voce a sentimenti elementari: il suo sguardo di fanciullo libera il mondo della materia dal gravame di male che l'antico peccato gli aveva attribuito e lo riunisce con il mondo dello spirito.
È la riscoperta della piena fraternità cosmica, intimamente legata alla paternità universale di Dio, come dice con emozione P. Eloi Léclerc quando ricorda che Francesco apporta all'ispirazione biblica una nota completamente personale ed originale. Non si accontenta di lodare Dio per le sue creature; egli fraternizza con loro. E questo è l'aspetto nuovo. Ciò che colpisce di più, in effetti, nel Cantico, è di vedere chiamato ogni elemento cosmico "frate" o "sora". Francesco non conosceva il sole, né il vento, né l'acqua, né il fuoco, ma "frate sole", "frate vento" "sora aqua", "frate foco".... Non è qui, per lui, un semplice modo allegorico di parlare. Egli prova realmente, nella vita di tutti i giorni, sentimenti fraterni nei confronti delle creature più umili.

Sì, la fraternità cosmica di Francesco non è nostalgia autentica di Gnosi, né l'ascesi intellettuale e spirituale di chi cerca di trascendere la nostra misera condizione nella ricerca di interminati spazi e sovrumani silenzi, esprime invece una sensibilità immediata e per essere avvertita richiede il farsi piccoli, l'amore, l'umiltà del sapersi creatura. Tale fratellanza è inseparabile da un'esperienza di "simpatia" e di partecipazione affettiva a tutto ciò che è, che vive. La forza dell'amore aveva reso Francesco fratello di tutte le altre cose, ricordano Tommaso da Celano e San Bonaventura, a conferma della naturalezza delle sue emozioni.
Nasce così, rischiarata da una luce magica che abbraccia cielo e terra, riscaldata da un ardore, da un'incontenibile gioia umana che ancora accende gli animi la prima poesia in lingua italiana. Il candore degli appellativi (bellu e radiante, clarite et pretiose, iocondo e robustoso), l'incontenibile gioia umana che anima lo sguardo, lo stesso stacco riflessivo delle ultime due lasse che vede sconfinare l'ammonimento in un'esortazione alla preghiera corale costituiscono un inconfondibile nucleo ispiratore, ci danno un'unità lirica di assoluta trasparenza e di assoluto valore.

Che l'azione di lode abbia tutti gli elementi formali - il messaggio, il destinatario e l'orante sono propri della struttura delle laudi-, che gli schemi stilistici-retorici indichino la loro derivazione da scritti latino-medioevali e dalla poesia biblica sono condizioni che ci consentono di avvertire la cultura e l'ampiezza di orizzonti in Francesco. Non ci sono separatezze. Il poeta non poteva che rispettare le letterature sacre e profane e la stessa esperienza dei suoi dotti studi, come il santo non poteva che comprendere l'unità del Creato e ricondurla al Creatore: tutto ha sostanza nel mistero-miracolo della poesia, avvertita così immediatamente che l'ispirazione di Francesco diviene presto ispiratrice. In Giotto, in tanti altri. Tutte le arti parleranno del Cantico, molti lo vorranno musicare. Ma il Cantico, dice L. F. Benedetto, è già una dolce litanìa di note dense e pacate su cui di tanto in tanto si stacca, senza turbare l'impressione generale di calma devota, una nota più chiara e più alta.

Ci piace immaginare Francesco ed i suoi ioculatores Domini nella terra umbra cantare questa lode ed insegnarla alla gente semplice. Capire l'Umbria e la sua gente forse richiede di andare ancora tra Assisi e Gubbio, tra Spello e Trevi, di fermarsi in un pezzo di terra sgombro da massacranti modernità, di raccogliersi in un chiostro protetto dai rumori di questo affannoso tempo... e leggere a voce alta il Cantico di Frate Sole. Se altre voci lo ripeteranno di poggio in poggio, se le note del creato ci diranno che non tutta l'armonia è rotta, un fratello lupo farà ancora patti di pace ed il contagio della speranza potrà diffondersi, fino a rilegare con amore i frammenti del libro dell'uomo. Gierut ha provato con i suoi dipinti a ricordarcelo e per questo ha placato in parte l'irruenza del suo domandare al colore e alle forme di essere speranza, una speranza alternativa.

LANFRANCO BERTOLINI

Dice il Prof. Lanfranco Bertolini: è certo che un interprete in cerca di coerenze inquieto qual è Gierut, per lui calarsi nelle profondità della semplicità e del cuore francescano, nella profondità di questa preghiera che sgorga pura e libera dall'animo di S. Francesco ha il sapore di una sfida, una sfida che Gierut compie con la forza ermeneutica del colore, colore che è ripulitore dei cieli e della terra, in qualche modo per lui, che caccia da essi l'uomo e ce lo restituisce in un coro unico di penitenza, il deflagrare degli elementi che io colgo in questa celebrazione pittorica e grido che appartiene ad ogni lingua, è in qualche modo desertificazione ed insieme vittoria sul deserto. Se ben leggo i suoi dipinti, è in qualche modo un ritorno all'Umbria, a Gubbio, ad una terra che resta comunque, anche se spesso violentata, in gran parte sgombra di massacranti modernità, è ancora un chiostro. protetto in qualche modo, in cui i frammenti del libro dell'uomo possono essere ancora rilegati con amore, si può tentare di riportarli ad armonia. Ma anche questo momento dell'espressione artistica di Gierut, ci svela che attaccamento e distacco a questo mondo umbro, come è allo stesso vivere, sono e saranno sempre una successione da replica, irrisolta. Battiti di cuore nel cammino di un solitario cercatore di verità.

 
 

Cantico delle Creature

Altissimu, onnipotente, bon Signore,

tue so' le laude, la gloria e l'honere et omne benedictione.

Ad te solo, Altissimo, se konfano,

et nullo homo ène dignu te mentovare.

Il sole

Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le tue creature,

spetialmente messer lo frate sole,

lo qual'è iorno, et allumini noi per lui.

Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:

de te, Altissimo, porta significatione.

La luna e le stelle.

Laudato si', mi' Signore, per sora luna e le stelle:

in celu l'ai formate clarite et pretiose et belle.

Il vento

Laudato si', mi' Signore, per frate vento

et per aere et nubilo et sereno et omne tempo,

per lo quale a le sue creture dai sustentamento.

L'acqua

Laudato si', mi' Signore, per sor'aqua,

la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Il fuoco

Laudato si', mi' Signore, per frate focu,

per lo quale ennallumini la nocte:

et è bello et iocundo et robustoso et forte.

La terra

Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre terra,

la quale ne sustenta et governa,

et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Il perdono e le tribolazioni

Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore

et sostengo infermitate et tribulatione.

Beati quelli ke 'l sosterranno in pace,

ka da te, Altissimo, sirano incoronati.

La morte

Laudato si', mi' Signore, per sora nostra morte corporale,

da la quale nullo homo vivente pò skappare:

guai a'cquelli ke morrano ne le peccata mortali;

beati quelli ke troverà ne le tue sanctissime voluntati,

ka la morte secunda no 'l farrà malle.

Ringraziamo il Signore

Laudate et benedicete mi' Signore et rengratiate

e serviateli cum grande humiltate.

 

 

Home Anno 1998 Anno 1999 Anno 2000 Anno 2001 New York Anno 2002 Anno 2003 Anno 2004 Anno 2005 Anno 2006 Anno 2007 Anno 2008 Anno 2009 Anno 2010 Anno 2011

Home Compagnia Fuoco Pace Cantico Sentiero pace Centro Pace Gubbio