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La Comunità di Sant’Egidio nasce a Roma nel 1968, all’indomani del
Concilio Vaticano II. Oggi è un movimento di laici a cui aderiscono più
di 50.000 persone, impegnato nella comunicazione del Vangelo e nella
carità a Roma, in Italia e in più di 70 paesi dei diversi continenti. E'
"Associazione pubblica di laici della Chiesa". Le differenti comunità,
sparse nel mondo, condividono la stessa spiritualità e i fondamenti che
caratterizzano il cammino di Sant’Egidio:
La
preghiera,
che accompagna la vita di tutte le comunità a Roma e nel mondo e ne
costituisce un elemento essenziale. La preghiera è il centro e il luogo
primario dell’orientamento complessivo della vita comunitaria.
La comunicazione del
Vangelo, cuore della
vita della Comunità, che si estende a tutti coloro che cercano e
chiedono un senso nella vita.
La solidarietà con i
poveri, vissuta come
servizio volontario e gratuito, nello spirito evangelico di una Chiesa
che è "Chiesa di tutti e particolarmente dei poveri" (Giovanni XXIII).
L'ecumenismo,
vissuto come amicizia, preghiera e ricerca dell'unità tra i cristiani
del mondo intero.
Il dialogo,
indicato dal Vaticano II come via della pace e della collaborazione tra
le religioni, ma anche come modo di vita e come metodo per la
riconciliazione nei conflitti.
La Comunità ha il suo centro nella Chiesa romana di Sant’Egidio, da cui
ha preso il nome. Fin dall’inizio vive nel quartiere di Trastevere e a
Roma una presenza continua di preghiera e di accoglienza ai poveri e ai
pellegrini. |
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UNA CULTURA DELLA CONVIVENZA
ITALIA, EUROPA E
MEDITERRANEO
Di fronte all'agitarsi di sentimenti xenofobi nella
nostra società e nelle società europee, Sant'Egidio si pronuncia in
favore della cultura della convivenza, parla di pace con gli "stranieri,
nostri fratelli" e sottolinea l'aspetto drammatico di un'immigrazione
che proviene da zone di guerra, oltre che di grande povertà. La guerra
torna così a divenire una realtà prossima alle nostre società europee
opulente, che hanno dimenticato i drammi del passato e guardano con
distrazione a quelli di oggi. Il Sud del mondo, con il suo carico di
dolori, giunge sotto casa. Non lontano dai nostri confini affiora il
dramma della "casa del vicino che brucia".
E' la dote che i numerosi rifugiati portano con sé:
storie di chi ha dovuto abbandonare tutto e affrontare le incognite di
un viaggio pericoloso verso terre dove c'è la pace. La comunità se ne fa
carico, lavorando per l'accoglienza agli immigrati e trasmettendo la
proposta di una società pacifica nelle città europee, così come alle
giovani generazioni. Si tratta dell'educazione alla cultura della
coabitazione e dell'integrazione, fondata sui valori della convivenza e
della pace. Per questo il movimento creato da Sant'Egidio con le
comunità straniere porta significativamente il nome di " Genti
di pace".
La convivenza è una sfida anche immediatamente a sud
dell'Europa, nel Mediterraneo. Dai paesi che si affacciano su questo
mare giungono immigrati e notizie di conflitti vecchi e nuovi. Sant'Egidio
vi ha costruito una fitta rete di amicizie e solidarietà, specie nel
mondo ecclesiale e delle religioni. Mediterraneo significa Medio
Oriente, con la presenza delle antiche chiese cristiane da cui il
Vangelo è giunto in Occidente. Si tratta di un debito che Sant'Egidio
sente con forza e vive nell'amicizia con i cristiani di quelle terre.
Mediterraneo vuol dire anche Maghreb, da dove provengono molti stranieri
presenti in Europa e dove sono accesi pericolosi focolai di tensione e
di crisi. Infine Mediterraneo indica mondi diversi, come quello
balcanico.
Dalla sua sponda sud si percepisce la non lontana presenza dell'Africa.
Luogo di incontro e di frattura, di coabitazione e di scontro allo
stesso tempo, il Mediterraneo possiede una civiltà unitaria ma è anche
il punto di contatto con l'Islam e con il più vasto Sud del mondo.
Su questa frontiera difficile la Comunità di Sant'Egidio
da anni ha costruito dei ponti di dialogo
interreligioso e operato per la
pace. E' un impegno che si è sviluppato anche sul terreno dei conflitti,
come in Libano, in Terra Santa e in Algeria, con una particolare
attenzione alle minoranze cristiane. Nei primi anni Ottanta avviene
l'incontro con la guerra in Libano, attraverso l'amicizia con i
cristiani d'Oriente. Di fronte alla crisi della coabitazione, Sant'Egidio
si dispone ad alcune iniziative umanitarie, come l'accoglienza di alcune
decine di anziani profughi della battaglia dello Chouf (nei pressi di
Beirut) che resteranno a Roma ospiti della Comunità, per quasi quattro
anni.
Nel 1982 Sant'Egidio ospita nella sua sede romana un
incontro tra il patriarca Maximos V della Chiesa melchita e il leader
druso, Walid Jumblatt, per negoziare la sospensione dei combattimenti
attorno al villaggio di Deir el Khamar. Avviene così la liberazione di
circa tremila cristiani intrappolati dagli scontri. Nel 1986 una
richiesta di aiuto giunge dalla minoranza cristiana caldea e assira
dell'Iraq, coinvolto nella sanguinosa guerra con l'Iran. dopo un
paziente lavoro di rapporti con le autorità dei paesi limitrofi, Sant'Egidio
invia una missione che resterà nella zona di confine tra Iraq e Turchia
per mesi e porterà a termine la liberazione e il passaggio in Occidente
di varie centinaia di profughi caldei. Contemporaneamente la comunità
lavora in Medio Oriente alla questione dei profughi, in particolare
cristiani, e viene interessata a varie trattative per la liberazione di
ostaggi .
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